Valentina Cianci, Head of Sales & Business Development di OCS ci racconta come la tecnologia, la fintech e l’intelligenza artificiale stanno rivoluzionando il settore finanziario
OCS è un’azienda specializzata da 40 anni nello sviluppo di piattaforme per la gestione completa del credito al consumo, finanziamenti legati all’acquisto di beni e servizi, ma anche prestiti personali e linee di credito. Questa forma di finanziamento, caratterizzata da importi contenuti, richiede immediatezza e semplicità nelle transazioni.
E la tecnologia è il migliore driver per ottenere questi risultati. Ne è ben consapevole OCS, oggi parte del Gruppo Fibonacci, società controllata dai Fondi Apax, che si posiziona come polo leader a livello europeo nel settore del software finanziario.
Prima di addentrarci in quelle che sono le proposte e le soluzioni di OCS, accompagnati da Valentina Cianci, Head of Sales & Business Development, selezionata da Forbes Italia tra le 100 donne più influenti per il 2024, proviamo a dare uno sguardo più ampio alla fintech in Italia.
Qual è lo stato di salute del settore nel nostro paese?
«Sicuramente manca ancora quel livello di investimenti in tecnologia che sarebbe necessario per vederlo fiorire. Ma credo che ci sia anche un altro problema. Le iniziative fintech non mancano, molte però abortiscono o restano a un livello embrionale.
Questo succede perché spesso non sono basate sull’individuazione precisa di un bisogno del mercato da soddisfare. Molte start up di settore tendono a rispondere alle stesse esigenze, si trovano così ad agire in un mercato affollato, in cui è difficile portare valore aggiunto. La fintech ha bisogno di una conoscenza di base di quello che è il mercato a cui ci si vuole indirizzare e bisogna riuscire a individuare un’esigenza particolare, dove la tecnologia può aiutare a supportare quel determinato bisogno».
A proposito di conoscenza del mercato: voi operate da 40 anni nel settore del Consumer Finance, in cui l’impatto delle tecnologie è stato ed è dirompente. Come vi siete mossi in questo percorso di trasformazione?
«Nel corso degli anni abbiamo lavorato per ridurre al minimo l’intervento umano nel mondo dei retailer: workflow automatici di lavorazione delle richieste, strumenti automatizzati di valutazione del merito creditizio, attraverso la costruzione di strumentitecnologici che permettessero al cliente di configurare delle regole di credito applicabili in tempo reale, al momento della valutazione, con l’obiettivo di ridurre al minimo il time to yes.
Poi la pandemia ha accelerato tutto il processo digitalizzazione. Ad esempio, è diventato necessario trovare un modo efficace per identificare un cliente senza averlo davanti e senza poter consultare il suo documento d’identità, perché quando faccio un’operazione di credito al consumo comunque sto facendo un’operazione di finanziamento, per cui esistono delle regole a livello di compliance e ai fini antiriciclaggio, che mi obbligano al riconoscimento del soggetto.
E negli ultimi anni sono emerse altre necessità: come quella di avere delle soluzioni fruibili in cloud, l’adozione di modelli di software as a service, la necessità di affrontare tematiche di sicurezza».
Il fenomeno del Buy Now Pay Later (BNPL) è in costante crescita, soprattutto nella fascia di popolazione più giovane. Come vi muovete per andare incontro a questo mercato in espansione?
«OCS ha investito sul prodotto Buy Now Pay Later, sviluppando una soluzione per garantire ai nostri clienti la possibilità di offrire questa forma di finanziamento già cinque, sei anni fa. Un nostro cliente aveva sperimentato questa forma di finanziamento e quindi c’è stato un co-investimento da parte nostra per trasformare il loro know-how in una soluzione tecnologica.
Questo ha fatto sì che loro potessero offrirlo in Italia ancora prima che arrivassero i grandi colossi. L’aspetto particolare del BNPL è che non si tratta di un vero e proprio finanziamento, è un’operazione di consumer factoring perché nel momento in cui io acquisto un servizio con quella forma, il dealer cede il contratto all’operatore di BNPL e quindi a quel punto il contratto è tra l’operatore e il cliente. Si tratta di una cessione di credito.
Il problema è che non rientra in un’operazione di credito al consumo e dunque non è soggetto alla sua regolamentazione, sfuggendo a tutte le regole prudenziali che governano il mondo del credito al consumo. Adesso le cose sono destinate a cambiare, entro l’autunno anche in Italia dovrà essere recepita la nuova direttiva europea.
Dal nostro punto di vista abbiamo avuto la fortuna che nel momento in cui abbiamo sviluppato questa piattaforma, l’abbiamo fatta nascere nell’ambito di tutti i presidi e i processi che noi già gestiamo e garantiamo sugli altri tipi di finanziamenti.
La regolamentazione e la crescita dei tassi di interesse sono destinati a impattare sul settore, credo che ci sarà una selezione: sopravviveranno gli operatori più solidi oppure diventerà uno dei vari prodotti offerti dagli operatori finanziari tradizionali che possono contare anche su un mix di portafogli e di prodotti».
Parliamo di finanza integrata: quali sono le tecnologie che possono abilitarla?
«Sicuramente uno dei maggiori trend di mercato nel mondo dei servizi finanziari e ancora di più nel nostro, quello del consumer finance, è quello che definiamo finanza integrata, cioè la tendenza sempre più spinta a inserire il servizio finanziario all’interno di altri processi, oppure all’interno di piattaforme che nativamente sono magari di servizi, dei marketplace.
Questo permette a chi da una piattaforma internet effettua un acquisto, o l’abbonamento a un servizio, di avere sempre disponibile anche un’opzione di un servizio finanziario. Stiamo andando verso una sempre maggiore integrazione e indistinguibilità, il che, oltre a indiscutibili vantaggi per il cliente, pone comunque sempre un problema, cioè la consapevolezza del consumatore che sta non soltanto facendo un acquisto di un bene, ma sta facendo anche un’operazione di finanziamento».
L’intelligenza artificiale non può rimanere fuori da questa partita. Quali sono i grossi vantaggi che offre?
«Nel mondo bancario non c’è dubbio sul fatto che l’intelligenza artificiale porterà degli enormi benefici in tutta la gestione del mondo del back office. Negli Stati Uniti, JP Morgan già una decina d’anni fa aveva introdotto un algoritmo di intelligenza artificiale per provare a simulare la chiusura di contratti di trading e aveva osservato che scendeva drasticamente il numero degli errori, si abbatteva il tempo in cui venivano conclusi i contratti e il risultato economico era migliore sia per la banca sia per il cliente.
Poi c’è un altro ambito in cui l’intelligenza artificiale, soprattutto quella generativa, può aiutare, per esempio nel supportare tutta l’interazione che normalmente c’è tra la banca e il cliente. Sempre negli Stati Uniti, ci sono banche che hanno sperimentato l’uso dell’IA per accelerare la formazione dei nuovi agenti: in pratica la formazione avviene sul campo, con l’agente affiancato da un assistente virtuale che lo può supportare in tempo reale.
Nel nostro settore specifico, poi, ci sono molti altri ambiti in cui l’impatto dell’IA è significativo: per esempio nella misurazione del rischio di riciclaggio o nella valutazione del merito creditizio del cliente».
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