BOLOGNA – Quello di Trump è «un agguato pazzo» e la premier Giorgia Meloni dovrebbe rendersi conto del «terremoto» che provocherà. Ma l’Emilia-Romagna prepara una strategia di risposta che prevede bandi per investimenti, sostegno alle imprese per trovare nuovi mercati, attrazione dei professori universitari (anche americani) e allargamento a Oriente. Lo spiega, nel secondo giorno di crollo delle Borse dopo l’annuncio dei dazi americani, il vicepresidente della Regione Vincenzo Colla, che presto convocherà una riunione specifica del Patto per il lavoro e il clima e annuncia che nel frattempo continuano gli investimenti: Toyota Material Handling punta 60 milioni per una nuova sede in Valsamoggia e un grande gruppo americano assumerà 100 lavoratori a Mirandola.
Come giudica la mossa del presidente Trump?
«I dazi non hanno mai portato bene, né a chi li fa né a chi li subisce, è stata una decisione di chiusura relazionale molto più che un fatto economico. È uno degli argomenti che porterò alla prossima riunione coi rettori delle università del territorio: investiremo molto sui rapporti con le altre università, soprattutto quelle americane».
Vi alleate col “nemico”?
«No, costruiamo relazioni universitarie, avendo prodotti di nicchia che vendiamo nel mondo. Abbiamo già relazioni con alcuni docenti di grande qualità che potrebbero rientrare, sia italiani che americani. Del resto la presidenza Trump sulle università sta tagliando. Noi daremo sostegno ai progetti universitari internazionali, anche perché dietro a questi arrivano startup e teste. Attraverso l’università dell’Onu svilupperemo rapporti coi centri Onu nel mondo e chiederemo anche un incontro al rettore della Johns Hopkins».
Cos’altro può fare la Regione?
«Una nuova strategia di attrattività degli investimenti, perché puoi anche andare a fare una fabbrica negli Stati Uniti ma non ci trovi le competenze che ci sono qua. Fra l’altro gli investimenti continuano: Toyota ne farà uno da 60 milioni in Valsamoggia, vicino a Philip Morris, per un grande centro di manutenzione. Poi il 16 aprile sarò a Mirandola per presentare un grosso investimento di un gruppo americano, stiamo parlando di 100 assunzioni circa».
Sicuro che gli americani investano adesso?
«Abbiamo già fissato con ad e presidente la presentazione. E nel frattempo non è che si fermino gli investimenti di Ducati, Ferrari o Lamborghini, anzi, hanno un motivo in più di fronte all’agguato pazzo di Trump. Tra l’altro guardando le Borse non mi sembra che gli vada bene. Ma oltre a questi investimenti dobbiamo fare formazione sull’automazione a tutti i livelli e creare abitazioni e foresterie per le imprese. E, ancora, accorciare le filiere rendendole più europee, non possiamo avere l’80% dei fornitori della moda in Asia».
Ma come lo fate?
«Investendo per renderle competitive con contratti di sviluppo, ne ho già discusso col ministro Urso».
Gli Stati Uniti restano il nostro primo mercato di sbocco.
«Ma non dobbiamo assolutamente venire via. Certo nell’immediato la drammaticità c’è, non la nascondiamo, è un motivo in più perché l’Europa faccia una sterzata investendo sulle grandi filiere, impedendo speculazioni sull’energia e paradisi fiscale interni. Forse bisognerebbe mettere dazi sulle piattaforme digitali americane, che guadagnano in Europa ma non pagano tasse. Dobbiamo anche puntare su nuovi settori, come l’aerospazio, e ritrovare l’orgoglio per i nostri prodotti, che gli altri non sono capaci di fare».
Chi e come deve intervenire?
«L’Europa, il governo, tutti dobbiamo intervenire, ma in modo coordinato. Il nostro Paese deve stare dentro a quella discussione e poi determinare con le Regioni le strategie. Le banche invece devono concedere prestiti più agevoli alle imprese per gli investimenti».
La premier Meloni dice che i dazi non sono una catastrofe.
«Farebbe bene ad ascoltare gli industriali emiliani, che parlano di terremoto».
Voi li ascolterete?
«Convocheremo una riunione specifica del Patto per il lavoro e il clima. Abbiamo centinaia di miloni di fondi europei da mettere in campo, mica brustolini. Coi rettori parleremo anche di come non perdere i giovani dottorati che si specializzano nelle competenze che ci consentono di progettare il futuro. Quando hai le competenze non c’è dazio che tenga».
Andate anche all’Expo di Osaka, a fare che?
«Corea e Giappone sono fondamentali per allargarci in Asia. Presenteremo il nostro patrimonio accademico, istituzionale e industriale. E anche quello culturale e le nostre bellezze turistiche».
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